Visualizzazione post con etichetta mitologia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mitologia. Mostra tutti i post

mercoledì 20 ottobre 2010

Breve viaggio notturno

Mia madre non sa che di notte, 
quando lei guarda il mio corpo addormentato
e sorride felice sentendomi al suo fianco, 
la mia anima esce da me, se ne va a viaggiare 
guidata da elefanti biancorossi, 
e tutta la terra resta abbandonata, 
e ormai non appartengo alla prigione del mondo,
perché arrivo fino alla luna, scendo
sui suoi verdi fiumi e nei suoi boschi d'oro, 
e pascolo greggi di teneri elefanti, 
e cavalco i docili leopardi della luna, 
e mi diverto nel teatro degli astri
contemplando Giove che danza, Ileo che ride. 

E mia madre non sa che il giorno dopo, 
quando mi tocca sulla spalla e mi chiama dolcemente, 
io non vengo dal sonno: sono tornato
pochi istanti prima, dopo essere stato
il più felice dei bambini, ed il viaggiatore 
che lentamente entra ed esce dal cielo, 
quando la madre chiama e l'anima obbedisce.






Mi madre no sabe que por la noche, 
cuando se mira a mi cuerpo dormido
y sonríe feliz sintiéndome a su lado,
mi alma sale de mí, se va de viaje
guiada por elefantes blanquirrojos,
y toda la tierra queda abandonada,
y ya no pertenezco a la prisión del mundo,
pues llego hasta la luna, desciendo
en sus verdes ríos y en sus bosques de oro,
y pastoreo rebaños de tiernos elefantes,
y cabalgo lo dóciles leopardos de la luna,
y me divierto en el teatro de los astros
contemplando a Júpiter danzar, reír a Hyleo.


Y mi madre no sabe que al otro día,

cuando toca en mi hombro y dulcemente llama, 
yo no vengo del sueño: yo he regresado
pocos instantes antes, después de haber sido
el más feliz de los niños, y el viajero
que despaciosamente entra y sale del cielo,
cuando la madre llama y obedece el alma.


Gastón Baquero
Poesie invisibili e altre magie
trad. Gaetano Longo
ed. Le Lettere
2001
pp. 116-117


Questa poesia oggi l'ho riletta e subito l'ho vista, l'ho vista come un albo illustrato. Se io fossi un editore, sì sì, oggi deciderei che questa poesia diventi un albo illustrato. 
E le figure? Le figure senza dubbio le affiderei all'illustratrice romana Daniela Tieni.







Non trovate anche voi che sarebbe bellissimo? 

La valle delle lucciole

La prima cosa che vorrei dire a proposito di questo libro è: "ristampatelo!"




Quando "El valle de los Cocuyos" (che nome divertente hanno le lucciole ispaniche!) arrivava tradotto per i lettori italiani nel settembre 1989, io avevo 8 anni quasi 9 e se allora avessi ricevuto in dono questo libro sono certa che mi sarei chiusa nella mia cameretta e lo avrei letto con grande passione.    
L'ho letto invece circa un anno fa, scovato fra gli scaffali fitti della biblioteca, quando se ne stava lì trascurato da più  di undici anni (una volta in biblioteca si segnavano tutti i prestiti su un foglietto sistemato dentro il libro, adesso non si fa quasi più): mi sono innamorata.



Nella valle delle lucciole abitano un bambino ed una saggia anziana, Jeronimo e Anastasia, lui ha dieci anni, lei probabilmente più di cento. Poi ci sono tutte le lucciole e tutte le lucertole e tutti i verdi: "il verde della menta, il verde dell'acacia, il verde della piantaggine, il verde del limone, il verde della valle, il verde degli occhi di Jerònimo." (p. 18)

Non lontano da lì scorre il fiume delle tartarughe: quello è il mio posto preferito della storia. Ci trascorrerei ore ed ore.
Le tartarughe hanno "figure incise sulle corazze che rappresentavano paesaggi ed esserio bizzarri"(p. 9) così "su ognuna [...] si poteva leggere una storia" a partire dal bordo e concludendo verso il centro.
Prima che moltissime tartarughe portassero su di sé una storia, "molte di esse avevano la corazza senza neanche una figura, perciò erano inquiete, sembravano sempre aspettare qualcosa. Invece, quelle poche che si portavano addosso una storia, dormivano tranquille fra le pietre." (p. 11)

Tutto il resto lo troverete leggendo, io vi dico che questo racconto è intriso di sogno, di bene e di grazia.


Mentre scrivo qui, mi accorgo che questo è il terzo libro su dieci di cui parlo che abbia autore sud americano e illustratore spagnolo: sarà un caso? Qui c'è Gloria Cecilia Díaz, originaria della Colombia e c'è Francesco Melendez, spagnolo di Saragozza (mi è sempre piaciuto questo nome di città).



Gloria Cecilia Díaz ha scritto vari libri in lingua spagnola ma purtroppo soltanto due sono disponibili in italiano (il secondo è "La strega della montagna"), perciò l'ultima cosa che vorrei dire a proposito degli altri libri è: "pubblicateli!" 




Gloria Cecilia Díaz
La valle delle lucciole 
trad. Francesca Lazzarato
ill. Francesco Melendez
Ed. Mondadori, Junior +10
1989

lunedì 18 ottobre 2010

Isis

Voglio bene a Silvina Ocampo, le voglio bene anche se non le ho mai parlato, non le ho mai sorriso per strada né ho mai fatto un gioco insieme a lei.
La sua scrittura ha una fibra unica, come un tessuto raro che sperimenti fra le mani e non ti sai spiegare bene.
Mi piace, mi piace.  

"Isis" fa parte delle molte storie che Silvina ha scritto lungo la sua carriera dal 1937 alla fine degli anni '80 ed è diventata un libro italiano con una copertina tutta sua nel 2007 grazie all'editore Orecchio acerbo. 







In questo libro c'è una bambina che quasi non parla, ripete qualche sillaba da parole altrui, se ne sta tutto il tempo ferma alla finestra senza interessarsi ai suoi giocattoli (neppure
il caleidoscopio le fa cambiare idea!) e la gente che passa dice che è idiota.  
Il suo nome è Elisa ma la chiamano Isis, che se ci pensi è anche il nome della dea egizia.

Leggendo questa storia, un signore spagnolo che di mestiere fa i fumetti e i disegni - si chiama Pablo Auladell - deve aver incrociato lo sguardo fisso della bambina, forse si è domandato che cosa guardasse e ha voluto disegnarlo. 

Così dove Silvina ci racconta di un animale del Giardino Zoologico, "un animale che non sembrava reale" e parla di peli ed artigli, Pablo Auladell immagina anche una lunga coda e alte corna. 

In un'altra pagina del libro, dove ci sono i giocattoli di Isis, troviamo un cavallo a dondolo dalla criniera ben in riga, un bruco puzzle con la testa da umano e sul corpo tutto l'alfabeto, una bellissima bambola ed un libro: è del super signor scrittore Franz Kafka e il titolo è "Die Verwandlung" che vuol dire "la metamorfosi". Praticamente un capolavoro, ma a parte questo il punto è che Auladell ha voluto aggiungere questo particolare e arricchire così la storia di Silvina, che è proprio la storia di una metamorfosi. Come sempre io cerco di resistere e non ve la racconto per filo e per segno, se no non vale.

Silvina Ocampo abitava a Buenos Aires. Così, per curiosità , ho cercato se ci fosse uno zoo in quella città e sì, esiste fin dal 1875 in Piazza Italia. Chissà, forse a Silvina piaceva passeggiare lì intorno e forse mentre scriveva "Isis" pensava proprio a quel giardino zoologico.  





Sul sito di Orecchio acerbo troviamo il pdf del libro intero in una riproduzione di qualità non alta, adatta ad una consultazione generica e come provvisoria soddisfazione alla nostra fame: è una caramella, non la torta! Di certo non sostituisce il libro in carta e filo, colore e profumo, colla e fruscio, materia che ti sta accanto e ti assicura, voce misteriosa.




Guardando questa foto, le voglio ancora più bene.




Silvina Ocampo
Isis
trad. Francesca Lazzarato
ill. Pablo Auladell
2007